C’è una storia che, più di ogni altra, ha plasmato il modo in cui guardiamo dentro noi stessi. È la storia di un uomo a un bivio, di un re caduto e di un segreto inconfessabile. Ma se vi dicessi che il "Complesso di Edipo" che tutti pensiamo di conoscere – quello dei desideri proibiti e della rivalità con il padre – è solo la punta di un iceberg molto più profondo?
Se Freud ha usato Edipo per aprirci la porta della camera da letto dei nostri genitori, Jung l'ha usata per aprirci la porta dell'anima. Vediamo come queste due visioni, pur partendo dallo stesso mito, abbiano tracciato sentieri radicalmente diversi.
Freud e il Dramma della Carne
Per Sigmund Freud, Edipo è una faccenda terribilmente concreta. Il bambino vive una tensione biologica e pulsionale: desidera il possesso esclusivo della madre e vede nel padre un rivale da eliminare. È un triangolo fatto di carne, sangue e paura (la celebre angoscia di castrazione).
In questa visione, la Madre è l'oggetto del desiderio primordiale, la meta sessuale. Il superamento del complesso avviene quando il bambino rinuncia a questo desiderio per paura del padre, interiorizzando la legge morale. Per Freud, se non risolviamo questo "incidente di percorso", restiamo incastrati in una nevrosi che ci impedisce di diventare adulti.
La Svolta di Jung: Il Simbolo al posto del Sesso
Quando Carl Gustav Jung guarda a Edipo, non vede un bambino che vuole andare a letto con la mamma. Vede qualcosa di molto più arcaico. Per Jung, la libido non è solo energia sessuale, ma energia vitale tout court.
Il desiderio di "unirsi alla madre" non è un impulso incestuoso letterale, ma una metafora del desiderio dell'Io di tornare nel grembo dell'inconscio, alla sorgente della vita. È il richiamo del Materno inteso come "Grande Madre", quell'abbraccio infinito da cui siamo venuti e che può essere sia nutriente che soffocante.
Per Jung, il vero pericolo non è il padre, ma il rischio di restare "inghiottiti" dalla madre, ovvero di non riuscire mai a diventare individui separati e consapevoli. L'incesto è un simbolo della ricerca di totalità, non un crimine biologico.
L’Enigma della Sfinge: Intelletto contro Anima
Qui arriviamo a una differenza cruciale: la Sfinge.
- Per Freud: La Sfinge è colei che pone l'enigma sessuale. Risolvere l'enigma (la risposta è "l'Uomo") rappresenta la vittoria dell'intelletto del bambino che inizia a capire i misteri della generazione e della vita.
- Per Jung e i Post-Jungiani: La Sfinge è l'incarnazione del "Materno Terribile". È un mostro ibrido (corpo di leone, ali d'aquila, volto di donna) che rappresenta l'inconscio che ci sfida.
Edipo risponde correttamente all'enigma con la logica ("È l'uomo!"), ma Jung nota un dettaglio tragico: Edipo risponde bene a parole, ma non capisce se stesso. Egli sconfigge la Sfinge con l'intelletto, ma ne resta vittima nel destino. I post-junghiani, come James Hillman, sottolineano che Edipo fallisce perché crede di aver risolto il mistero della vita con una definizione razionale, ignorando la sua ombra e le sue radici.
Il Ruolo del Materno: Rifugio o Abisso?
La differenza più profonda risiede proprio nel modo in cui intendiamo la madre:
- La Madre Freudiana: È una persona reale, la prima figura di accudimento. Il legame è basato sul bisogno e sul piacere.
- La Madre Junghiana: È un Archetipo. Rappresenta l'inconscio collettivo. Il "ritorno alla madre" è necessario per la trasformazione (come il seme che deve tornare nella terra per germogliare), ma se questo ritorno non è accompagnato dalla consapevolezza, diventa una regressione psicotica.
Mentre per Freud l'obiettivo è liberarsi dal desiderio per la madre per integrarsi nella società, per Jung l'obiettivo è trasformare il legame con il materno per raggiungere l'individuazione: diventare chi siamo veramente.
Perché questo conta per noi oggi?
Guardare a Edipo con occhi junghiani significa smettere di cercare colpe nei nostri genitori "reali" e iniziare a guardare a come ci relazioniamo con le grandi forze psichiche dentro di noi.
Siamo capaci di rispondere alle sfide della vita (la Sfinge) non solo con la logica, ma con una reale conoscenza di chi siamo? O stiamo ancora fuggendo da un destino che non vogliamo vedere, finendo proprio per realizzarlo?
Edipo non è una patologia da curare, ma un invito a non restare in superficie. La vera tragedia non è l'incesto, ma l'incoscienza.