Ogni cicatrice che portiamo sul cuore racconta la storia di un complesso rimasto inascoltato. Nella Psicologia del Profondo, la ferita non è un errore del destino, ma una feritoia: un varco attraverso cui la luce della consapevolezza può finalmente filtrare nelle zone d'ombra. Spesso i complessi sono come nodi energetici che intrappolano la nostra vitalità in schemi ripetitivi, costringendoci a rivivere ferite antiche in contesti nuovi. La terapia non mira a cancellare la cicatrice, ma a nobilitarla, trasformando il dolore in una bussola per l'anima.
Il nostro approccio non punta a nascondere il dolore sotto un cerotto momentaneo, ma a scendere nelle profondità dell'inconscio per integrare quelle parti di noi che abbiamo dimenticato o respinto. Curare significa trasformare il "complesso" da ostacolo a risorsa, permettendo all'energia psichica di tornare a scorrere libera verso l'Individuazione. In questo spazio di ascolto profondo, le ferite emotive smettono di essere veleno e diventano l'ingrediente principale della nostra trasformazione alchemica, portandoci verso una totalità psichica più autentica e resiliente.